.·.·.· Si va in scena in trasferta! ·.·.·.

giovedì, 29 marzo 2007

Tron-Amleto

Forse non tutti sanno che lo scrivente, da qualche anno, si diletta anche nella recitazione. In realtà lo scrissi già in altri post (21/09/2004 - 21/11/2004 - 27/09/2005), per cui potreste rileggervi quelli.
Prima di raccontare qualcosa di come è nato questo mio "hobby teatrale", ricordo ai lettori e passanti che questo sabato, 31 marzo, andrò in scena con la mia compagnia, per la prima volta fuori dal nostro Comune!  Precisamente saremo a S.Pietro all'Olmo, una frazione di Cornaredo, vicino a Milano.
Veniamo ora a qualche chiacchiera su come mi sono ritrovato a fare l'attore. Tutto nacque più o meno per caso. Servivano nuovi attori per uno spettacolo della compagnia teatrale I Fasoeu, che è ovviamente l'unica presente nel mio paese, viste le ridotte dimensioni di quest'ultimo. Nonostante uno dei fondatori, nonché decennale attore, fosse mio zio, non erano ancora riusciti ad "incastrarmi", forse anche perché mi ritenevano poco adatto, considerata la mia relativa timidezza e introversione.
Insomma, caso volle che nella compagnia andassero a recitare due miei amici, di cui uno pure cugino (sempre quello dell'associazione In.Volo, approfitto per fare un po' di pubblicità). Mi proposero di andare a vedere delle prove e valutare la parte del personaggio che serviva. Invece mi piantarono subito in mano un copione, dando per scontato che io accettassi e mi ritrovai "scritturato" senza quasi accorgermene.
Scoprii poi che le prove erano divertenti e, in seguito, capii che potevo pure affrontare la prova di stare su un palco, davanti ad un pubblico, senza troppe implicazioni psicopatologiche. Al debutto credo pure di essere riuscito a cavarmela senza fare troppe figuracce e quindi poi mi ritrovai aggiunto alla compagnia a tutti gli effetti.


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.·.·.· Osvaldo Cavandoli ·.·.·.

giovedì, 15 marzo 2007

Osvaldo CavandoliVolevo dedicare questo post (un po’ in ritardo, come mio solito) a quello che io considero un genio dell'animazione, purtroppo recentemente scomparso. Si è infatti spento il 3 marzo scorso, all'età di 87 anni, Osvaldo Cavandoli, noto ai più per la creazione del personaggio La Linea, protagonista di alcuni caroselli per le pentole Lagostina, a partire dal 1969.
Fortunatamente c’è la Grande Rete per informarsi perché ai telegiornali non ho sentito proprio nulla della sua morte, pur seguendo ogni giorno anche 3/4 edizioni diverse di notiziari televisivi. Ho saputo la notizia solo leggendo un blog e mi sono subito informato cercando la notizia in rete.
Purtroppo in Italia il personaggio de La Linea è rimasto troppo legato alla pubblicità ed è quindi stato un po’ snobbato. Il successo degli spot è stato un po’ la condanna di Cavandoli che ha potuto riproporre il suo personaggio praticamente solo all’estero, dove ha avuto un buon successo e dove gli sono stati riconosciuti i suoi meriti.
Il personaggio de La Linea ha in sé la grande forza della semplicità e dell’essenzialità del tratto, che lo rendono universalmente riconoscibile e comprensibile. La voce al personaggio la diede Giancarlo Bonomi, che gli fornì una parlata onomatopeica dal vago accento milanese, rifacendosi al grammelot, forma di teatro ripresa e resa nota (tanto per capirci) anche da Dario Fo. La voce non è però indispensabile alla comprensione e serve più che altro a enfatizzare l’umore de La Linea, con cambi di tono che ne sottolineano pianti, risate, arrabbiature, imprecazioni, ecc.
La notizia della morte di Cavandoli mi ha colpito ancor più per il fatto che non era da molto che l’avevo riscoperto e avevo cercato e scaricato un po’ di filmati che ero riuscito a reperire in rete. Tra questi ne trovai uno, quasi profetico a rivederlo ora. Si tratta di un filmato del 1989, realizzato per celebrare i 20 anni del personaggio. In tale breve filmato (da cui ho tratto i fotogrammi che accompagnano questo post) Cavandoli, col suo spiccato accento milanese, incontra il suo personaggio e in una scena gli dice: «quando non ci sarà più questa mano tu continuerai a vivere». La Linea prima si arrabbia, poi piange per quelle parole, e infine ride insieme al suo creatore. Ed è con lo stesso “mood” che anch’io voglio idealmente salutare Cava (come lui usava firmarsi): ciao Osvaldo, grazie, non ti dimenticheremo. 


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